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L'aspirina è un agente antitrombotico ampiamente prescritto a pazienti con malattie cardiovascolari e cerebrovascolari. L'aspirina esercita non solo azioni antitrombotiche, ma anche analgesiche, antipiretiche, antivirali, antinfiammatorie e immunomodulatorie. L'aspirina agisce principalmente sull'inibizione della funzione piastrinica attraverso l'inibizione irreversibile dell'attività della cicloossigenasi (COX). A basse dosi (75-100 mg/die) la COX-1 è inibita e quindi la sintesi del trombossano A2 da parte delle piastrine è ridotta (antitrombotico), mentre a dosi da intermedie ad alte (da 500 a 4000 mg/die, dose massima) inattiva COX-1 e COX-2, blocca la generazione di prostaglandine (PG) e produce effetti analgesici, antipiretici e antinfiammatori. Nei pazienti con COVID-19 ci sono alti tassi di TEV e coagulazione intravascolare disseminata (DIC) a causa dello stato di ipercoagulabilità e iperaggregabilità. L'aumento dei parametri infiammatori e della coagulazione e lo squilibrio di vari valori di laboratorio sono stati osservati in pazienti con infezione da SARS-COV-2 più grave, indicando una prognosi infausta. L'aspirina riduce la generazione di proteina C-reattiva (CRP), interleuchina-6 (IL-6) e fattore stimolante le colonie di macrofagi, quindi aiuta a mitigare la tempesta di citochine e ad esercitare azioni protettive cardio-respiratorie. Poiché la tempesta di citochine è il meccanismo alla base del processo infiammatorio multisistemico nel COVID-19 grave, l'uso di aspirina potrebbe avere teoricamente un’azione promettente per migliorare i risultati dei pazienti e ostacolare lo sviluppo di complicanze fatali, tra cui ARDS, coagulopatia, sepsi, disfunzione multiorgano e morte.


Questa metanalisi ha incluso 6 studi con 13.993 pazienti con un rischio di bias basso-moderato basato sulla scala Newcastle-Ottawa. La meta-analisi indica che l'uso di aspirina a basse dosi è indipendentemente associato a una ridotta mortalità (RR 0,46 [0,35, 0,61], p <0,001. Anche l'analisi dei sottogruppi sulla somministrazione di aspirina a basso dosaggio in ospedale ha mostrato una riduzione della mortalità statisticamente significativa (RR 0,39 [0,16, 0,96], p <0,001. La valutazione GRADE ha mostrato una bassa certezza di prove riguardante l'effetto di riduzione della mortalità dell'aspirina a basso dosaggio, che è principalmente dovuto alla natura retrospettiva degli studi e alla possibilità di bias di selezione e pubblicazione.

Implicazioni cliniche:
Data la sua ampia disponibilità, il basso costo, la possibile efficacia e il buon profilo di sicurezza, l'aspirina a basso dosaggio dovrebbe essere presa in considerazione nel trattamento precoce dei pazienti COVID-19 in modo da impedire l’evoluzione a forme più gravi.

Dott. Clementino Stefanetti

tratto da www.pillole.org

Bibliografia: